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Fiorella Mannoia torna dal 6 novembre con l’album “Padroni di niente”

ROMA - «Durante il lockdown stavamo tutti come sospesi a pensare come ci siamo ritrovati, all’essenzialità: questo disco è frutto di quei momenti, ho tirato fuori tutta la rabbia, parlavamo del nuovo umanesimo, come forse non era mai successo prima e adesso siamo preoccupati del nostro futuro, dobbiamo scegliere fra salute e lavoro».

È il Fiorella Mannoia-pensiero sul suo nuovo album di inediti “Padroni di niente”, dal 6 novembre disponibile in formato cd, digitale e anche vinile (quest’ultimo da venerdì 20 novembre).

Il titolo “Padroni di niente” dell’album è tutto un programma.

«È stato concepito durante il primo lockdown con i pensieri che andavano – ha osservato – Ci interrogavamo sul senso della nostra vita con al centro l’uomo, vedevamo gli animali girare per le strade: alla fine siamo ritornati come prima, se non peggio, cantavamo dalle finestre, sentivamo il bisogno d’amarci tutti; è bastata una minuscola entità cellulare per metterci in ginocchio e essere padroni di niente».

Il nuovo singolo sarà proprio la canzone “Padroni di niente” dal prossimo 13 novembre.

«Siamo anche capaci di fare delle cose meravigliose ma purtroppo ci sono anche dei baratri – ha sottolineato – Non dobbiamo avere la presunzione di poter cambiare perché, in fondo, il mondo non si cambia ma si può cambiare quello che c’è intorno a noi».

La cantautrice è stata critica sul comportamento estivo di tutti noi.

«Ci siamo dati tutti alla pazza gioia come se fossimo usciti da un periodo di prigionia – ha accennato – Adesso stiamo pagando tutti e non ne saremo usciti migliorati: non c’è un virus di destra e uno di sinistra, negazionisti e chi pensa che moriremo tutti domani; non stiamo dando un buon esempio per rallentare la pandemia, a cominciare dai politici che vanno ognuno per la propria strada, con Governo e opposizione che si danno colpe a vicenda».

Emblematica anche la copertina dell’album, ispirata al quadro “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich, che ritrae Fiorella ad osservare la propria civiltà con tutto il bello e il brutto che l’uomo ha costruito.

«Abbiamo tolto la nebbia – ha spiegato – Guardo tutto quello che l’uomo è riuscito a costruire, certamente meraviglioso, anche se sotto c’è una baraccopoli».

In questo album hanno collaborato artisti come Amara (autrice anche del brano “Padroni di niente”), Bungaro, Simone Cristicchi, Ultimo (Autore del primo singolo “Chissà da dove arriva una canzone), Carlo Di Francesco (produttore del progetto) ed altri ancora.

Il disco contiene otto canzoni e probabilmente ne sarebbe rimasta fuori una per un possibile festival di Sanremo, cui sta già lavorando Amadeus.

«Non ci ho pensato – ha puntualizzato la cantante – Otto canzoni possono sembrare poche ma le ho scelte per sottolineare l’essenzialità: ne abbiamo escluse anche carine ma ad oggi non convincenti, perché era meglio scegliere ciò che ci piaceva».

Fiorella Mannoia si augura un 2021 certo migliore di questo anno bisestile che sta volgendo al termine.

«È stato l’anno più brutto dal dopo guerra – ha sostenuto – Passerà anche questo, speriamo con un vaccino, e che possiamo riprenderci perchè metà della popolazione sta soffrendo, con incertezze per il proprio futuro; speriamo di uscirne in fetta per tornare piano piano a fare una vita normale».

Questo nuovo progetto musicale Fiorella lo presenterà dal vivo nel prossimo mese di maggio con “Padroni di niente tour”, in undici tappe nei principali teatri italiani, 12 a Bologna (Europauditorium), 13 Torino (Teatro Colosseo), 15 Mantova (Grana Padano Theatre), 18 Ancona (Teatro delle Muse), 20 Bari (Teatro Team), 22 Napoli (Teatro Augusteo), 23 Roma (Auditorium Parco della Musica), 26 Bergamo (Teatro Creberg), 28 Bassano Del Grappa di Vicenza (Pala Bassano 2), 29 Brescia (Teatro Dis_Play) e 31 Milano (Teatro degli Arcimboldi).

«Come sarà il prossimo ‘live’ è presto da decifrare – ha precisato – Dobbiamo ripartire in ogni modo, dobbiamo riprendere a lavorare per continuare a vivere, anche a teatro dimezzato se non ci danno gli spazi a cui eravamo abituati, per aiutare gli operatori dello spettacolo. Intanto è necessario chiedere a gran voce che i lavoratori dello spettacolo vengano aiutati: il Governo non può perdere altro tempo e prenderlo con impegno mettendo le mani in tasca».

Franco Gigante




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